Data  12/25/2020 2:35:15 AM | Sezione Varie Varie

Cincinnato e gli auguri di Natale.


BUON NATALE 2020.
BUON NATALE 2020.

Pubblichiamo il "FINE GIORNATA" di Giancarlo Barra, Segretario Generale della Federazione DIRPUBBLICA, contenente alcune riflessioni sul pubblico impiego e gli auguri di Natale, insieme ad una struggente nostalgia di Gaetano Mauro, il compagno di lotta sindacale e l’amico sincero e profondamente buono.




FINE GIORNATA

È LA RUBRICA CON LA QUALE IL SEGRETARIO GENERALE

DIRPUBBLICA COLLOQUIA PERIODICAMENTE CON I COLLEGHI ED I

SIMPATIZZANTI DEL SINDACATO, CHE HANNO RITENUTO

D’ISCRIVERSI ALLA SUA “MAILING-LIST” PERSONALE,

RACCONTANDO E COMMENTANDO FATTI E NOVITÀ RACCOLTI NELL’ARCO

DI UN DETERMINATO PERIODO O, APPUNTO, A ...... “FINE

GIORNATA”.

 

 

Giovedì 24 dicembre 2020

Buon Natale!

 

 

Carissimi,

come sempre colgo l’occasione degli auguri per esternare alcune considerazioni sul Pubblico Impiego. Questa volta, però, avverto una sensazione dolce/amara di ricordo, di malinconia e … di solitudine! È la nostalgia dell’amicizia di Gaetano Mauro e delle sue capacità creative; mi manca il confronto con Lui e il consiglio, che mai mi ha negato, fino a poco prima del suo ricovero in ospedale. È un vuoto nell’anima che non potrà mai essere colmato.

 

Passando agli argomenti che mi sono proposto, noto che il Pubblico Impiego (oggi più che mai, a seguito delle scelte politiche del 1992) svolge il ruolo del “capro espiatorio”. Non più, quindi, schermo separatore fra gli altri Ordini istituzionali, dotato di una autonomia di rango costituzionale, ma “cuscinetto puntaspilli”. Ricordo cosa dicevano, in quegli anni, gli apologeti della privatizzazione: “Ora al pubblico impiego, domani alla magistratura”! Il problema era quello di eliminare ogni ostacolo all’azione politica e dare il “via libera” alla formazione di società private e Commissari fiduciari per lo svolgimento di attività prima esercitate dagli Enti pubblici, con i risultati che tutti conosciamo (vedi, da ultimo https://www.dirpubblica.it/contents.aspx?id=4182). ll fatto grave è che, molto spesso, non erano i politici a parlare, ma gli stessi destinatari delle “mutazioni” costituzionali. Conoscete bene tutta la storia e il ruolo che hanno avuto partiti, sindacati e la stessa Categoria nel passaggio da rappresentanti dello Stato - non amati ma temuti - a lavoratori considerati inutili - non temuti ma detestati. E non poteva che essere così! Non per nulla i Padri costituenti avevano posto delle cautele (in regole brevi, chiare, dirette) nella delicata parte della Costituzione riguardante l’Ordinamento dello Stato. Il fatto è che in questo momento di grave crisi (ordinamentale, più che sanitaria), il Pubblico impiego percepisce uno stipendio, mentre alcuni imprenditori hanno perduto il reddito. Alcuni! Orbene, Voi mi insegnate, che il mondo dell’impresa, visto nel suo insieme, in questi momenti, reagisce adeguandosi (con grave sacrificio per taluni e con grande vantaggio per altri). Basti guardare alle nostre spalle quando (in specie nel 1919) da un’economia di guerra si dovette, improvvisamente, transitare ad un’economia di pace: quanti fallimenti, quante tragedie e quante inaspettate occasioni di creatività, produttività e progresso! Ci troviamo oggi, in una situazione in qualche modo simile a quella di 100 anni fa, molti imprenditori collassano, altri prosperano, non a causa della fine di un evento bellico, ma a seguito di restrizioni delle libertà fondamentali dei cittadini che, a torto o a ragione, sono state imposte con il dichiarato intento di limitare la diffusione di un contagio (Covid-19). È ovvio che il mercato reagisce ad ogni mutamento delle abitudini sociali. I divieti di circolazione e riunione determinano o il fallimento di alcuni esercizi commerciali (ad esempio: i ristoranti), oppure la trasformazione del servizio prodotto (come il take away), ma comportano anche l’aumento di fatturato per talune imprese preesistenti (di commercio elettronico, ad esempio) o la nascita di nuove attività e nuovi business (vedasi gli esercizi on line, compreso lo yoga virtuale). Ora, chi fa affari tace; chi perde attività urla. E chi urla comincia a sollevare critiche alle soluzioni sanitarie, magari scende in piazza. Le urla spaventano la politica la quale cerca rimedi. Ma quali potrebbero essere, questi rimedi?

Adottare una difficile politica di mediazione dei diversi e nuovi interessi che sorgono inaspettati o che, inaspettatamente, si evidenziano ed emergono, o aprire i cordoni della borsa e creare dei capri espiatori? Be’ ne abbiamo uno di capro espiatorio, sempre pronto all’uso! Ed infatti, guarda caso, i grandi opinionisti (manco si fossero messi d’accordo) si sono subito scatenati, così nell’ordine hanno preso la parola sulla necessità di colpire il pubblico impiego (in un modo o nell’altro): Valerio Malvezzi, Pietro Ichino, Federico Rampini e Massimo Cacciari. Forse ne apparirà qualcun altro …. - Molti agitano fraudolentemente il simbolo del lavoro agile (smart work), come se si fosse trattato di una scelta volontaria, non imposta dal precipitare degli eventi. Costoro sostengono che l’impiegato dello Stato, non solo se ne frega delle condizioni altrui e dell’economia nazionale, non soltanto gode di immeritati privilegi, ma (a causa dello smart working) si riposa a casa, mentre prima non lavorava in Ufficio. Imposture smentite dai fatti compiuti da milioni di silenziosi addetti ai lavori che hanno assicurato il servizio anche sotto i colpi di sferza del morbo. Per fortuna, DIRPUBBLICA, ha ben manifestato la propria posizione, debbo dire in maniera colta e piena di equilibrio (vedi https://www.dirpubblica.it/contents.aspx?id=4195).

 

Mi sono domandato spesso il perché di tanta ostilità, che non è mai mancata (come detto all’inizio) al Pubblico Impiego, ma che ora si manifesta nella forma più stupida, degna della campagna di Mao contro i passeri. Forse una risposta l’ho individuata nell’unicità e nella immanenza del Pubblico Impiego rispetto, addirittura, alle diverse forme di Stato che si sono succedute nel tempo. Sono queste delle caratteristiche di cui il Pubblico Impiego è, forse, inconsapevole, ma che sono esistenti. Pensiamo alla osmosi fra le Pubbliche Amministrazioni degli Stati preunitari che fu avviata subito dopo il 1861; pensiamo al ruolo del Pubblico Impiego nella formazione della nuova coscienza nazionale (ferrovieri, postini, medici e infermieri, impiegati comunali, maestre e Personale scolastico); pensiamo all’ 8 settembre 1943, quando le Amministrazioni centrali e periferiche di uno Stato che non esisteva più, continuavano a funzionare. Forse questa unicità temporale e materiale desta preoccupazione, genera sentimenti di invidia da parte di chi si ritiene posto in un gradino sociale e/o economico inferiore al Pubblico Impiego e sentimenti di superbia da parte di chi si colloca al di sopra di tale realtà. È, quindi, questa congenita “elezione” che ci procura tanta ostilità? Forse sì! C’è un fatto di cui dobbiamo tener conto, è in atto una generalizzata dinamica di riduzione delle garanzie costituzionali, la quale ha avuto inizio con la privatizzazione del Pubblico Impiego, è transitata attraverso le riforme della Costituzione (non ce n’è una migliorativa rispetto all’assetto originario) e termina nelle nuove “ambizioni” dei Giudici costituzionali che ritengono di esercitare (e di aver già esercitato) una vera e propria attività politica.

 

Ho sempre ammirato la figura di Cincinnato, il cittadino che indossa la toga dittatoriale e l’armatura per la salvezza della Patria, ma che poi, senza ambizioni, ritorna ad essere “agricola” semplice, onesto e laborioso, come prima. Il Corpo unitario del Pubblico Impiego italiano ha la cultura (a tutti i livelli) e gli strumenti per salvare la Costituzione e la Democrazia, deve tenersi pronto per scendere in campo e poi tornare ad essere ciò che è.

 

Ci sono molte altre cose che vorrei dirvi ma non ora, per i limitati spazi di questi sinceri e affettuosissimi auguri.

 

BUON NATALE a tutti e a tutti i Vostri Cari.

Torneremo a veder le stelle!

Vostro, Giancarlo Barra

Allegati:

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(FINE GIORNATA DEL 24/12/2020 - 250.4Kb)



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