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Varie
LE AMMINISTRAZIONI SONO CIÒ CHE NOI SIAMO. E COSÌ ANCHE LA POLITICA.
Il FINE GIORNATA di Ferragosto richiama una verità semplice: gli uffici non cambiano per decreto, ma per la coscienza di chi li abita. Quando la colleganza diventa omertà, il sistema si piega; quando diventa responsabilità, si raddrizza. La Politica segue la stessa legge morale. Pubblichiamo la nota.
FINE GIORNATA
È LA RUBRICA CON LA QUALE IL SEGRETARIO GENERALE
DIRPUBBLICA COLLOQUIA PERIODICAMENTE CON I COLLEGHI
E I SIMPATIZZANTI DEL SINDACATO,
CHE HANNO RITENUTO D’ISCRIVERSI ALLA SUA
“MAILING-LIST” PERSONALE,
RACCONTANDO E COMMENTANDO FATTI E NOVITÀ RACCOLTI
NELL’ARCO DI UN DETERMINATO PERIODO O, APPUNTO,
A ...... “FINE GIORNATA”.
venerdì 14 agosto 2026
BUON FERRAGOSTO
Carissimi,
il Ferragosto è una festa che racchiude in sé molti significati. Non li elencherò tutti: per molti, ad esempio, rappresenta una pausa. Alcuni sostengono che sia utile per non pensare a nulla, per “staccare la spina”... Ma non è così! I problemi, le aspettative, i desideri e le preoccupazioni ci accompagnano anche a “bordo piscina” ... per chi può permetterselo.
In queste ore, mentre molti di voi mi scrivono dalle loro sedi, dai reparti, dagli uffici, dalle ambasciate, ho ricevuto un video che ha suscitato in me una riflessione che desidero condividere. Mi sono accertato che si tratta di un ritaglio decontestualizzato, che riporta il solo segmento gradito al diffusore; è quindi “parzialmente vero” ... una sorta di “bicchiere mezzo pieno”.
Ma ecco i fatti. Una pattuglia di carabinieri entra in un reparto ospedaliero per verificare la presenza del Personale, ma a un certo punto emerge che un coordinatore infermieristico è assente nonostante l’ordine di servizio appeso in bacheca. I militari, allora, iniziano a rivolgere domande ai sanitari presenti, che sono semplici, ovvie e lineari, ma ricevono risposte che si intrecciano, si sovrappongono e si contraddicono. Direi che non sono neppure risposte: sono una cortina fumogena. A torto o a ragione, viene a formarsi automaticamente una testuggine difensiva che non è spirito di corpo, ma complicità.
Non si trattava, badate bene, del caso umano di un Collega in difficoltà... tutt’altro! Eppure, una parte del Personale - non l’Azienda - ha scelto, in quel momento, di confondere, di coprire, di proteggere l’irregolarità. Ho rivisto, allora, il manifestarsi di un fenomeno che attraversa il pubblico impiego da anni: la solidarietà che si trasforma in omertà, la colleganza che si traduce in difesa dell'errore.
È un paradosso, ma è così: più di una volta ho sostenuto che l’arrendevolezza o la cattiva coscienza di chi opera negli uffici sono tra le prime cause della cattiva Amministrazione. Le Amministrazioni, alla fine, rischiano di piegarsi alle prassi che i corpi intermedi finiscono per tollerare. Ma anche la Politica, in definitiva, fa ciò che gli elettori le consentono di fare. E quando la coscienza collettiva si abitua a proteggere ciò che non è giusto, a coprire ciò che non è regolare, a confondere ciò che dovrebbe essere chiaro, allora tutto il sistema - dal reparto ospedaliero al Gabinetto di un ministro - si piega e si deforma.
Non è forse ciò che abbiamo visto in tanti uffici e ampiamente commentato sul nostro sito, o che abbiamo discusso durante le puntate di LA CRITICA? Quando le Amministrazioni cambiano e la leadership di un Ente si rinnova, ma tutto resta come prima, che cosa significa? Significa che c’è qualcuno che si è affaccendato a cambiare tutto affinché nulla sia cambiato davvero!
Facciamo però una controprova: immaginiamo che un giorno tutti i Colleghi decidessero di essere schietti, onesti, responsabili, tenaci nella terzietà, resistenti nel realizzare il Buon Andamento; uniti fra loro senza seconde finalità, leali senza equivoci. Se ciò si realizzasse, le Amministrazioni cambierebbero all’istante e così anche la Politica e con essi il Paese!
Non è un sogno, è un dovere. Parlo di un comportamento che è, a tutti gli effetti, “politico”, ma nel senso più alto e nobile del termine. Servire la Nazione non è, infatti, una funzione burocratica, è un gesto di Verità e un atto di Luce. Sto parlando di un impegno morale che non si esaurisce nel turno, nel protocollo o nella procedura, ma nella scelta quotidiana di non tradire la fiducia che la Nazione ripone in chi la serve.
Spero, quindi, che questo Ferragosto non sia solo una parentesi di svago, ma un invito a ritrovare la coscienza del Servizio, la dignità del ruolo, la forza della Verità, insieme ai rischi e ai sacrifici che tutto ciò comporta. Io appartengo a quella generazione i cui padri, pur tra divergenze ed errori, avevano la possibilità e il coraggio di dire: “No, signor Ministro, questo non si può fare... No, signor Presidente, è vietato dalla Legge... No, signor Sindaco, io questo atto non lo firmerò”.
Ciò che vi sto dicendo non è un’accusa, né un invito a dividersi, ma uno spunto per costruire e ricostruire. Perché solo chi costruisce su quell'etica pre-costituzionale, della legge non scritta che abita la coscienza degli uomini giusti, prima ancora di diventare norma - serve davvero il suo Paese.
Buon Ferragosto a tutti.
Vostro affezionatissimo,
Giancarlo Barra