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ALGORITMO UMANO: ETICA E LAVORO NELL'ERA DIGITALE NEL RESOCONTO DEL WORKSHOP CESMAL E CSV LAZIO
Il dibattito ha rimesso la Persona al centro dello sviluppo tecnologico, analizzando l'impatto dell'IA tra sociologia, impresa umanistica e sfide sindacali. Dal rifiuto della tecnolatria alla trasparenza algoritmica, emerge la necessità di nuove tutele. Pubblichiamo Il documento programmatico del Segretario Generale DIRPUBBLICA.
L’Algoritmo Umano: Etica e dignità del lavoro nell’era digitale
Resoconto dei lavori del Workshop promosso da CESMAL e CSV Lazio
Roma, 20 maggio 2026
L’Inquadramento Storico e l’Accoglienza
I lavori si sono svolti nella prestigiosa cornice del Salone di rappresentanza del CSV Lazio, in via Liberiana 17 a Roma. L’immobile, noto storicamente come Palazzo Cassetta, sorge su un’area di straordinario rilievo legata all’antico complesso monumentale adiacente alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Originariamente eretto sotto Papa Clemente III alla fine del XII secolo, l’edificio ha ospitato eventi epocali come il conclave del 1294. Rimodellato in epoche successive, conserva oggi splendidi ambienti affrescati del XVIII secolo che ne testimoniano la stratificazione storica e l’alto valore artistico.
L’accoglienza riservata dai padroni di casa, Mario German De Luca (Presidente del CSV Lazio) e Antonio Votino (Presidente CESMAL), è stata di eccezionale riguardo. Più che una formale cordialità, gli ospiti sono stati ricevuti con tutti gli onori, inaugurando i lavori in un clima di profonda stima e fattiva collaborazione istituzionale.
I lavori congressuali si sono articolati in due distinte sessioni. Dopo un breve messaggio di apertura e presentazione da parte del Presidente De Luca, Antonio Votino ha assunto la direzione dei lavori introducendo la prima sessione, animata da due autorevoli interventi.
PRIMA SESSIONE: L'ANALISI SOCIOLOGICA E UMANISTICA
Il benessere del lavoratore tra sociologia e relazioni umane
Il sociologo del lavoro Domenico Barricelli (ricercatore INAPP e docente universitario) ha avviato il suo intervento con un appassionato omaggio a Franco Ferrarotti, suo maestro e guida intellettuale. Nel corso della prolusione ha richiamato anche il pensiero di Domenico De Masi, celebre sociologo già illustre ospite della trasmissione LA CRITICA, edita da DIRPUBBLICA/APPLET/DEMOS
Nel solco delle loro lezioni sulla centralità dell’Uomo e sul lavoro post-industriale, Barricelli ha analizzato l’impatto della digitalizzazione sul benessere dei lavoratori e dei volontari del Terzo Settore. In quest’ottica, ha ridefinito il luogo di lavoro come autentico centro di relazioni umane, ricollegandosi a temi cari a DIRPUBBLICA come la "metamorfosi delle carriere", oggi non più verticali ma multidirezionali. Il sociologo ha poi esaminato la precarietà diffusa e l’ambivalenza della digitalizzazione, soffermandosi su flessibilità, accelerazione dei ritmi, reperibilità continua e penalizzazione femminile. Infine, ha offerto una riflessione sul cambio di paradigma tra i giovani, che rifiutano il lavoro come fine ultimo e lo considerano, al contrario, uno strumento per raggiungere la felicità.
L’impresa umanistica, la tecnica e la sfida educativa
Il secondo intervento della prima sessione è stato affidato al Professor Simone Budini, figura di spicco nel panorama acmedico e consulenziale, esperto di Sostenibilità, Etica d’impresa e Humanistic Management, nonché cofondatore di Humanistic ESG. Grazie alla sua solida competenza nell’integrazione dei valori umani all’interno dei processi aziendali e della finanza sostenibile, il relatore ha offerto una lucida analisi del rapporto uomo-tecnologia.
Nel suo intervento, Budini ha dimostrato come l’impresa umanistica sia perfettamente compatibile con lo sviluppo tecnologico. Ha ricordato che l’essere umano appare sulla Terra intrinsecamente come un “essere tecnologico”, ossia un soggetto che storicamente si avvale degli strumenti tecnici per poter vivere ed evolversi. Di fronte all’innovazione, la società manifesta oggi due atteggiamenti opposti ma egualmente errati: la repulsione cieca e la tecnolatria acritica. Il professore ha evidenziato come entrambe le posizioni rappresentino in realtà manifestazioni infantili, che trovano purtroppo una corrispondenza diretta nelle attuali risposte della politica. Per superare questa polarizzazione, Budini ha concluso con una proposta concreta di stampo sociale e culturale: l’introduzione strutturale dell’informazione e della formazione digitale e tecnologica nelle aule scolastiche, partendo fin dalla prima elementare.
SECONDA SESSIONE: L'UOMO AL CENTRO, L'AZIONE SINDACALE E LE SFIDE DELL'INNOVAZIONE
L’apertura della seconda sessione ha visto l’atteso intervento di Giancarlo Barra, Segretario Generale di DIRPUBBLICA. Parlando a braccio, Barra ha consegnato formalmente al Presidente Votino un documento programmatico destinato agli atti del convegno. La relazione ha trovato un terreno fortemente ricettivo nella platea. La centralità e la priorità assoluta dell’Essere umano sulle istituzioni — in particolare su quelle economiche, industriali e tecnologiche — costituiscono infatti il nucleo ideale di DIRPUBBLICA. Questa visione si fonda sulla storica distinzione teorica coniata dalla Federazione: la "buona impresa" genera una doppia utilità, producendo all'esterno un bene necessario e all'interno un'occupazione sana in cui il lavoratore esprime la propria soggettività; la "mala impresa", al contrario, impone beni non necessari o dannosi, generando dinamiche interne di sottomissione e schiavitù.
L’intervento di Giancarlo Barra (Segretario Generale DIRPUBBLICA)
Nel suo discorso, Barra ha smontato il mito della neutralità tecnologica. Ha denunciato il rischio che l’algoritmo si trasformi in un “capo invisibile”, evidenziando come l’affidamento acritico all'automazione generi un inedito "ebetismo funzionale": una rinuncia globale al pensiero critico che induce lavoratori e cittadini a piegarsi davanti a una dittatura matematica impersonale.
Per delineare il rischio di alienazione e il ruolo oscuro degli intermediari tecnologici, Barra ha proposto due efficaci parallelismi:
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Il caso del drone militare: Ha richiamato la simulazione bellica in cui un drone guidato dall’IA ha virtualmente attaccato la propria torre di controllo pur di eliminare il veto del decisore umano, considerato un ostacolo all'efficienza della missione. La P.A. rischia la medesima deriva se abdica alla responsabilità dirigenziale.
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Il parallelismo storico con Santa Caterina da Siena: La Santa, analfabeta, dettava le sue estasi a discepoli e consorelle. Barra ha instillato una "pulce nell'orecchio": quanto c'era di puramente cateriniano in quei testi e quanto fu filtrato dai trascrittori? L'IA moderna agisce come uno scriba infedele ancora più pericoloso, essendo una totale black box imperscrutabile.
Questa opacità scarica oggi responsabilità enormi e non retribuite su figure chiave ma invisibili, come gli Amministratori di Sistema. A tal proposito, Barra ha citato il caso emblematico dell’Università del Salento, dove i tecnici sono stati investiti di tali funzioni a loro insaputa, configurando un vero e proprio “capro espiatorio digitale”.
Il Segretario ha poi risposto all'unica domanda del panel: «Quali nuove tutele dovrebbe introdurre la politica per difendere i lavoratori nell’era dell’intelligenza artificiale generativa?» (p. 7) Definendo l’IA generativa un fenomeno squisitamente politico, Barra ha elencato le sette tutele fondamentali contenute nel suo atto:
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Trasparenza algoritmica obbligatoria: divieto di valutazione tramite formule opache.
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Responsabilità umana non delegabile: la macchina suggerisce, l'uomo decide.
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Partecipazione reale dei lavoratori: coinvolgimento inclusivo nella progettazione digitale, superando i limiti delle attuali regole di rappresentatività (spesso non allineate all'Art. 39 della Costituzione e corresponsabili di derive burocratiche).
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Riconoscimento degli Amministratori di Sistema: tutela e valorizzazione delle figure che presidiano la black box.
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Diritto alla disconnessione reale: per evitare che la reperibilità continua diventi alienazione.
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Formazione continua.
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Tutela culturale e istituzionale: argine contro le narrazioni tossiche e l'uso dello smart working come arma impropria di pressione o punizione politica (evocando i casi Rampini, Cacciari e la gestione Brunetta durante la pandemia).
Il dibattito: gli interventi di De Luca e Migliaccio
I lavori sono proseguiti con i contributi dei successivi relatori, che hanno dialogato idealmente con le tesi di DIRPUBBLICA:
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Alessio De Luca (Responsabile Politiche innovazione digitale e Ufficio 4.0 CGIL): Ha espresso un profondo dubbio amletico sul ruolo del Sindacato dinanzi alle grandi innovazioni dell'AI. Trattandosi di uno "strumento" che agisce direttamente sulle dinamiche del pensiero, l'impatto non si limita alle qualifiche esecutive ma investe dirigenti, imprenditori e politici, minacciando le stesse istituzioni democratiche. De Luca ha posto interrogativi urgenti sulle modalità di contrattazione delle modifiche tecnologiche, tracciando una cruda analisi dell'attualità: la tutela dei lavoratori viene oggi concepita come una minaccia all'impresa, gli strumenti di valutazione dei rischi sono svuotati di contenuto e manca una vera governance. Ha concluso auspicando che algoritmi e nuovi strumenti non siano asserviti al solo profitto aziendale, ma orientati al benessere generale e allo sviluppo del lavoro.
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Emanuele Migliaccio (Spin doctor, esperto in tecnologie comunicative digitali, Communication Manager Radicali Italiani): Ha esordito con la tesi secondo cui “è l’idea che crea la realtà”. L’assunto sposa appieno la linea di DIRPUBBLICA, la quale, contro i richiami a un presunto e rassegnato realismo, oppone da sempre il principio che “viene prima l’utopia, poi la realtà”. Migliaccio ha ricordato come, durante l'emergenza pandemica, lo Stato abbia "parlato per piattaforme" (si pensi all'applicazione IO). Questo scenario solleva un enorme problema di credibilità e sovranità: tali infrastrutture digitali sono di fatto fuori controllo, appartengono a colossi economici stranieri e scaricano sui cittadini e sulle istituzioni rischi sistemici imprevedibili.
CONCLUSIONI
Il workshop ha chiarito in modo inequivocabile che il progresso tecnologico non può essere slegato da un profondo scrutinio etico e politico. La convergenza delle tesi dei relatori — dalla necessità di un'alfabetizzazione scolastica e di una cultura dell'impresa umanistica, fino alla richiesta sindacale di una governance partecipata e trasparente — dimostra che l'era digitale richiede nuovi paradigmi di protezione giuridica e sociale. Come emerso con forza dal contributo di DIRPUBBLICA, l'algoritmo non deve tradursi in uno strumento di deresponsabilizzazione o di controllo opaco, bensì in una risorsa governata dall'uomo, dove la Persona rimanga stabilmente il limite, la misura e il fine ultimo di ogni innovazione.