Data  10/04/2026 23:59:55 | Sezione PCM PCM

UN APPELLO PER LA DIGNITÀ DEL LAVORO PUBBLICO: DIRPUBBLICA SFIDA LA SENTENZA TAR SUL GREEN PASS.


Ci sara pure un Giudice a Berlino
Ci sara pure un Giudice a Berlino

La Federazione ricorre al Consiglio di Stato contro la sentenza n. 16961/2025 del TAR Lazio, riaffermando che le ferite lasciate dalle misure emergenziali non possono essere considerate chiuse. La difesa della legalità e della Persona resta il nostro impegno. Nel comunicato pubblichiamo la sentenza impugnata.




Appello al Consiglio di Stato contro la sentenza n. 16961/2025 del TAR Lazio

DIRPUBBLICA ha deciso di proporre appello al Consiglio di Stato contro la sentenza n. 16961 del 2025 del TAR Lazio – Roma, Sezione I, relativa all’applicazione del green pass nel pubblico impiego e al divieto di adibire al lavoro agile i dipendenti che ne erano sprovvisti. La decisione di impugnare la sentenza non nasce da un impulso formale né da un desiderio di riaprire un capitolo che qualcuno potrebbe definire “acqua passata”. Al contrario, nasce dalla consapevolezza che quella vicenda non è affatto passata: è una pagina ancora viva, che ha inciso profondamente sulla dignità di migliaia di lavoratrici e lavoratori e che continua a generare interrogativi etici e giuridici che non possono essere ignorati.

Il contenzioso non nasce oggi. Fin dal 2021, DIRPUBBLICA ha sostenuto un lungo e complesso percorso giudiziario, articolato in ricorsi, memorie integrative e istanze cautelari, tutte esaminate dal TAR Lazio e dal Consiglio di Stato. Le ordinanze n. 6530/2021 e n. 1056/2022, insieme alle successive decisioni di rigetto e compensazione delle spese, hanno segnato le tappe di una vicenda che ha richiesto impegno costante, risorse economiche e dedizione civile. Ogni fase — dal ricorso introduttivo alle memorie aggiuntive del gennaio 2022 — ha contribuito a costruire un quadro di coerenza e di resistenza giuridica, volto a riaffermare che la legalità non può essere sospesa neppure in tempi di emergenza. Questo appello al Consiglio di Stato rappresenta dunque la prosecuzione naturale di un cammino già intrapreso, costoso da ogni punto di vista, ma necessario per restituire piena dignità al lavoro pubblico e alla coscienza istituzionale.

La Federazione ha ritenuto doveroso proseguire il percorso giudiziario perché ciò che è stato presentato come una misura amministrativa temporanea ha prodotto effetti che, per molti, sono stati tutt’altro che temporanei. Le norme emergenziali, nate per fronteggiare una situazione straordinaria, sono state applicate in modo da escludere dal lavoro persone che non avevano violato alcun obbligo di legge, ma avevano esercitato una libertà riconosciuta dall’ordinamento. La sentenza del TAR ha ritenuto legittimo estendere l’obbligo di certificazione verde anche a chi svolgeva la prestazione da remoto, trasformando un requisito previsto esclusivamente per l’accesso ai luoghi di lavoro in una condizione generale per l’esercizio dell’attività lavorativa. Questa estensione, che la legge non prevedeva, ha inciso sulla vita professionale e personale di molti dipendenti pubblici, generando conseguenze che non possono essere archiviate come un semplice episodio amministrativo.

La Federazione non ha mai smesso di farsi carico delle ferite lasciate da quella stagione, che hanno colpito persone diverse in modi diversi, ma sempre con la stessa intensità umana. L’appello oggi riguarda un caso specifico, ma il senso profondo della nostra azione resta quello di allora: non lasciare indietro nessuno.

DIRPUBBLICA ritiene che la legalità costituzionale non sia un bene negoziabile e che le norme eccezionali non possano essere applicate oltre i casi e i tempi per i quali sono state previste. L’appello presentato dall’avv. Carmine Medici, difensore storico della Federazione, si fonda su questo principio essenziale: la legge non può essere interpretata in modo da creare obblighi che il legislatore non ha previsto e non può essere utilizzata per comprimere diritti fondamentali attraverso strumenti amministrativi. La distinzione tra potere organizzativo e potere normativo è un presidio di civiltà giuridica che DIRPUBBLICA ha sempre difeso e che continua a difendere anche in questa vicenda.

L’appello sottolinea inoltre che la scelta di non vaccinarsi, quando non esiste un obbligo di legge, rientra nella sfera delle convinzioni personali tutelate dal diritto europeo e che le misure adottate hanno prodotto effetti discriminatori, soprattutto quando hanno impedito l’accesso al lavoro agile a chi avrebbe potuto svolgere la propria attività senza arrecare alcun rischio alla collettività. La qualificazione dell’assenza come “ingiustificata”, con la conseguente perdita di retribuzione, ferie e anzianità, ha rappresentato per molti lavoratori una ferita profonda, che non può essere liquidata come un dettaglio tecnico. È una ferita che ha inciso sulla dignità professionale e sulla serenità personale, lasciando segni che ancora oggi sono avvertiti come laceranti.

Per queste ragioni DIRPUBBLICA non considera questa vicenda come un capitolo chiuso, ma come un passaggio che merita di essere affrontato fino in fondo, con rispetto, con rigore e con la consapevolezza che la tutela della legalità non riguarda il passato, ma il futuro delle istituzioni e del lavoro pubblico. L’appello al Consiglio di Stato non è un gesto simbolico, ma un atto di responsabilità verso i lavoratori che rappresentiamo e verso i principi che guidano la nostra azione sindacale da sempre.

DIRPUBBLICA continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione del giudizio, nella convinzione che la chiarezza giuridica e la tutela dei diritti fondamentali siano condizioni indispensabili per ricostruire un rapporto di fiducia tra amministrazioni e personale, soprattutto dopo una stagione che ha messo a dura prova la coesione del lavoro pubblico.

Allegati:

Download   20251001_da_TAR-Lazio-1-sentenza-16961.pdf

(TAR Lazio, Sentenza 16961 - 381,5Kb)



Tags Green pass, Smart Working, TAR Lazio, Sentenza 16961, Appello, Consiglio di Stato, CdS