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Ambasciate e Consolati
TRA SINDACATO E CONTROPARTE IL CONFINE NON È UN TAVOLO, MA LA TUTELA DEL LAVORATORE!
Ci sarà un Giudice a Stoccarda!
A Stoccarda continuano ad emergere circostanze che rivelano il rischio di derive in cui la collegialità diventa uniformità e il confronto si trasforma in sostegno acritico verso chi esercita il potere. Pubblichiamo il nostro documento per impedire tali scivolamenti e garantire autonomia e tutela reale … a tutti … anche ai non iscritti!
DOCUMENTO DI INDIRIZZO SINDACALE
Pluralismo, rappresentanza e correttezza dei rapporti sindacali: alcuni principi che non dovremmo dimenticare.
Negli ultimi tempi, in alcune sedi della rete diplomatico‑consolare, sono circolati documenti che pretendono di definire “regole” e “principi” del comportamento sindacale. Tali testi, pur nella loro apparente solennità, rivelano un fenomeno che merita una riflessione più ampia: la progressiva perdita di memoria dei fondamenti del sindacalismo italiano.
DIRPUBBLICA ritiene utile richiamare alcuni punti essenziali, non per polemica, ma per contribuire a ristabilire un quadro corretto e rispettoso della nostra storia comune.
Il pluralismo sindacale non è un fastidio: è un principio costituzionale.
La libertà sindacale, sancita dall’art. 39 della Costituzione, non tollera gerarchie improprie né tentativi di subordinare una sigla all’altra. Ogni Organizzazione Sindacale esercita le proprie prerogative in autonomia, senza dover chiedere autorizzazioni o “mandati” ad altre sigle. Il pluralismo non è un ostacolo alla collegialità: è la sua condizione di possibilità.
Le RSU rappresentano il Personale. Le OO.SS. rappresentano tutti i Lavoratori.
È un principio cardine del nostro ordinamento. Le RSU rappresentano l’insieme dei Lavoratori nella sede, le Organizzazioni Sindacali rappresentano tutti i Lavoratori del comparto, non solo gli iscritti.
Se così non fosse, i contratti collettivi non avrebbero efficacia generale. L’art. 39, comma 4, della Costituzione stabilisce invece che i contratti collettivi valgono per tutti, perché i sindacati rappresentano tutti.
Nessun documento locale può modificare questa distinzione, né può stabilire che una sigla “non può” presentare istanze, osservazioni o segnalazioni. Le prerogative sindacali non si votano per alzata di mano.
Le assemblee non possono riscrivere il diritto sindacale.
Le assemblee dei Lavoratori sono strumenti preziosi, ma non hanno il potere di limitare le prerogative delle OO.SS., definire ciò che è pertinente o non pertinente alle sigle, stabilire chi può parlare e chi deve tacere, certificare comportamenti individuali o creare “codici etici” vincolanti.
La storia del sindacalismo italiano ci insegna che le regole si costruiscono con la lotta sindacale - civile, non violenta e democratica - con la legge e i contratti (che giungono sempre dopo) e con la giurisprudenza, non con documenti improvvisati.
L’etica sindacale non si proclama: si pratica.
Nel passato, le grandi confederazioni hanno contribuito a edificare i pilastri del diritto del lavoro. Per questo sorprende leggere testi che, in alcune sedi, sembrano dimenticare proprio quei principi che esse stesse hanno contribuito a costruire.
L’etica sindacale non consiste nell’escludere una sigla dal confronto, definire “delatorie” le segnalazioni di irregolarità, confondere la collegialità con l’unanimismo, trasformare il dissenso in colpa. L’etica sindacale è trasparenza, confronto, rispetto reciproco. Non slogan.
La tutela dei Lavoratori non può essere subordinata alla “pace sindacale”.
La collegialità è un valore, ma non può diventare un alibi per ignorare criticità organizzative, minimizzare problemi reali, scoraggiare chi segnala disfunzioni, proteggere equilibri interni a scapito dei Lavoratori. La funzione del sindacato non è “mantenere la calma”, ma dire la Verità, anche quando è scomoda.
Un chiarimento necessario sui documenti circolati in alcune sedi.
In alcune realtà locali — tra cui la Sede di Stoccarda — sono stati diffusi documenti che pretendono di definire “principi di etica sindacale” e di delimitare ciò che le singole sigle possono o non possono fare. Tali testi sono pubblici e disponibili presso le sedi interessate.
DIRPUBBLICA non entra nel merito delle dinamiche locali, ma ritiene doveroso ribadire che nessun documento di sede può introdurre limitazioni alle prerogative sindacali previste dalla Costituzione, dalla legge e dai contratti collettivi.
Conclusione
DIRPUBBLICA continuerà a esercitare le proprie prerogative con equilibrio, fermezza e rispetto delle regole. Lo farà senza rinunciare al confronto, ma anche senza accettare definizioni improprie del ruolo sindacale.
Il sindacato vive di pluralismo, non di uniformità; di responsabilità, non di conformismo; di legalità, non di regolamenti improvvisati. Questi principi non appartengono a una sigla: appartengono alla storia del movimento sindacale italiano.
Ma un monito lo vogliamo lanciare anche noi. Attenti ai simposi con la Controparte perché, quando un Sindacato siede a tavola con il Datore di lavoro, il Lavoratore è nel menu!
Roma, 8 febbraio 2026
La Segreteria nazionale